“Social media is not real life” – the story of Essena O’Neill

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È di questi giorni la notizia della modella australiana 18enne che ha cancellato tutti i suoi account sui social media per fare una rivelazione: quello che vedete sui social media non è la vita reale.

Essena O’Neill ha eliminato tutti i suoi account a parte Instagram dove (dopo aver cancellato oltre duemila foto), ha cambiato le didascalie di quelle rimanenti svelando cosa c’era dietro agli scatti all’apparenza perfetti: i tanti tentativi per avere la foto migliore, la pressione per essere sempre al massimo e i guadagni ottenuti attraverso la promozione di prodotti sui suoi account. “I social media possono influenzare in modo molto negativo la nostra vita, ma ormai ne siamo talmente assuefatti che non ce ne accorgiamo”. Essena afferma inoltre che “senza rendermene conto per gran parte della mia adolescenza sono stata dipendente dall’approvazione degli altri e dal mio aspetto fisico. I social media, soprattutto come li usavo io, non sono reali“. L’immagine di sé che cercava di dare a tutti costi per diventare famosa, ad un certo punto non la rappresentava più e da qui la decisione di abbandonare la vita che si era creata per raggiungere la celebrità attraverso quelle fotografie studiate fino ai minimi dettagli.

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Mi ha colpito molto questa vicenda sotto vari punti di vista:

  1. è ammirevole che una persona così giovane porti alla luce il fatto di essere dipendenti da ciò che gli altri pensano di te attraverso i social media con like e commenti e andando a costruire un’immagine di sé fittizia e apparentemente perfetta;
  2. i social media fanno parte della vita di ognuno di noi, famoso o no: è giusto usarli ma sempre cercando di utilizzarli in modo appropriato;
  3.  I social media fanno talmente parte della nostra quotidianità che sono nate delle figure lavorative, come il social media manager, il community manager e le fashion blogger, spesso pagate dalle aziende per promuovere i prodotti sui loro account per farli conoscere (e acquistare) al proprio pubblico di followers.
  4. i social media possono portare a determinati tipi di problemi psicologici come la dipendenza, l’insicurezza e la depressione, e dobbiamo essere coscienti che l’uso di internet e dei social media possano portare a queste problematiche.

Quello che mi preme sottolineare infatti, è che personalmente trovo i social media ed il loro utilizzo una cosa assolutamente positiva anche se i lati negativi ci sono. Tuttavia penso che Essena abbia sottolineato il fatto che possa esserci un certo disagio psicologico nel cercare di creare un’immagine di sé non vera e alla ricerca di popolarità.

Sono felice che questa storia abbia avuto una buona risonanza perché trovo che si dovrebbe parlare molto di più e più in profondità relativamente alla vita on e offline.

Adesso staremo a vedere se, come dicono alcuni tra cui alcuni suoi amici, è stata solo una trovata pubblicitaria (la modella ha lanciato il suo nuovo sito Let’s Be Game Changers dove tratterà  di dipendenza dalla tecnologia, della cultura della celebrity, del veganismo, la consapevolezza ambientale, di problemi sociali, l’uguaglianza di genere…) o se invece, come penso io, sia stata una coraggiosa presa di coscienza da parte di una giovane ragazza. 

Cosa pensate della decisione di Essena? Siete d’accordo con lei oppure no? Scrivetelo nei commenti!

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An 18-year-old Australian model has quit social media. Essena O’Neill decided to unveal the reality behind her social media life which “is not real life”.

She has canceled every social media accounts except from Instagram where, after deleting more than 2 thousand photos, she edited the captions of the rest writing the reality behind those shots: how many photos were taken before having the perfect picture, the pressure of always being impeccable, and the money she got for wearing products she received from brands. Social media can impact negatively on our life but we are so used to that that we don’t even realize it.” Besides, she affirms that: “I lived all my teen age being addicted to other’s approval and my personal appearance. Social media, and how I used to use them, are not real”. The model was struggling to create a specific image of herself for becoming popular, until that moment when she realized that that image wasn’t representing her anymore. After this, she decided to quit social media.

I was really impressed by this story:

  1. it’s respectable such a young person highlights the problem of being addicted to other people’s opinions on social media through likes and comments and building a completely fake and apparently perfect image of herself;
  2. social media are part of our lives, whether your are famous or not: it’s right to use them but we have to use them in an appropriate way:
  3. there are even new jobs thanks to social media, such as the social media manager, the community manager and fashion bloggers, who are often paid by companies for promoting products and spread them over their followers;
  4. social media usage can lead to some psychologycal problems, such as addiction, lack of self confidence, and depression, and we have to be aware that Internet and social media usage can lead do these problems.

What I really care about all this is that I do love social media even though there are pros and cons; however, I feel that Essena has highlighted that there could be a sort of psychological discomfort in using social media for creating a fake image of ourselves looking for fame.

I’m happy that this story has got so much hype as I think we should talk more and deeply about online and offline life.

We will see if, as some people are saying and some friends of her as well, all this has been just a promotional thing (as Essena’s new website Let’s Be Game Changers about technology addiction, social issues, vegan food, environmental awareness, gender equality… has been launched) or if, as I think, Essena has become aware of internet addictino even though her young age.

What do you think about Essena’s decision? Do you agree or disagree with get point? Tell me your opinion in the comments below!

Fai schifo // You look disgusting

Questo video risale ad un paio di mesi fa e mi dispiace non essere riuscita a parlarne prima. Questa storia mi ha colpito molto perché se questo non è il primo post di questo blog che leggete, saprete bene come io ami internet e come per me sia un’opportunità per conoscere il mondo, culture e altre persone.

Ebbene, qui la storia è un po’ diversa. Si tratta di una delle tante storie di cyberbullismo. In questo caso la vittima è Em Ford, ex modella e beauty blogger conosciuta online per il blog My Pale Skin,  all’interno del quale dà consigli a giovani donne su moda e consigli beauty insieme al suo canale Youtube che conta più di 400 mila iscritti.

Tutto partì quando Em iniziò a pubblicare delle foto e dei video di sé senza indossare make-up mostrando così l’acne che ha sul viso, facendosi vedere dunque su internet per quella che è per davvero. Le reazioni? Internet non gradì questa sorpresa e furono migliaia i commenti negativi, gli insulti e la violenza verbale che le arrivarono.

Ecco perché nasce il mini film #YouLookDisgusting: la beauty blogger decise infatti di rendere nota la sua esperienza di cyberbulismo che stava vivendo perché: “volevo porre attenzione sul fatto che nessuno ha il diritto di farti sentire inferiore a causa del tuo corpo. Se scegli di utilizzare o meno il make-up è solo una tua scelta e conta solo ciò che tu pensi di te. Sembra che ci sia un tacito consenso che su internet sia accettabile essere cattivi verso gli altri perché ‘tanto non è la vita reale’ e ‘nessuno si farà male’. Perché dover accettare la violenza che non accadrebbe offline? Volevo che le persone fossero più consapevoli di come commentano online. Non puoi mai sapere che tipo di drammi sta affrontando quella persona”.

Il video ha presto ottenuto milioni di visualizzazioni, (ad oggi sono più di 15 milioni) e la stessa Ford afferma di aver ricevuto tanti tweet, messaggi e email di persone che come lei hanno subito e subiscono tutti i giorni episodi di cyberbullismo, ma che stanno pian piano iniziando ad amare se stessi per come sono dentro, perché “la vera bellezza è data da come ti comporti, da come fai sentire gli altri e da come ti senti dentro”.

È facile, molto facile scrivere cattiverie quando c’è lo schermo del computer a nascondere la nostra identità. Quanti di noi avrebbero il coraggio di fare tali violenze offline, guardando dritto negli occhi la persona che tanto non riusciamo a sopportare?

Il cyberbullismo alle volte è sottile, ma ricordiamo sempre di contare almeno 10 secondi prima di commentare un video, una foto, uno status. Non sappiamo che tipo di dramma sta vivendo quella persona, quali siano in profondità i suoi sentimenti. E soprattutto, ricordiamo che non vorremmo che niente di tutto questo accadesse a noi o alle persone a noi care.

Brava Em Ford che ha avuto il coraggio di raccontare la sua esperienza! Se avete subito o siete vittime di cyberbullismo ricordate di parlarne sempre con la vostra famiglia e i vostri amici: vi sapranno stare vicino e vi diranno cosa fare.❤

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Source: observer.com

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It’s been a while since I wanted to write about this powerful video. Unfortunately, I couldn’t do that before, so here I am. If you have already read some other posts on this blog, you will surely know how much I love the Internet and that I feel it is the most powerful tool ever made, which help knowing the world, other cultures, and other people.

However, this is a different story. This is the story of cyberbullying, of Em Ford, former model and beauty blogger, know online for her beauty blog MyPaleSkin and the related Youtube channel (more than 400 thousands subscribers), where she shares her make-up tips with young women.

Some months ago, she decided to show the audience how she really is, with no make-up on. She has acne on her face. The reaction? Em got lots of insults and verbal violence, offending her for who she is. After that, she chose to share her story so that people would have been aware of what she were going through and to send a positive message to that people who were suffering from cyberbullying just like her. So this is how #YouLookDisgusting mini-film was born. In an interview, the beauty blogger states: “With ‘You Look Disgusting,’ I wanted to bring attention to the fact that nobody has a right to make you feel inferior because of the way you look. Whether you choose to wear makeup or not, it’s your choice, and how you feel about yourself is all that matters. It seems there’s a consensus that, on the Internet, it’s acceptable to be abhorrent to others because ‘it’s not real life’ and ‘nobody will get hurt’. Why should you have to expect and accept abuse to a level that would never take place offline? I wanted people to be more mindful of what they are typing online. You never know what that person is battling on a personal level.”

It’s so easy to say mean things to people while beeing behind the computer screen, with no identity, and without looking in the eyes. Would you be able to say those things to someone in the real offline life?

Cyberbullying can sometimes be subtle, but please remember to think 10 seconds before commenting and stop if that could ever hurt someone’s feelings. We never know what type of problems people are facing and above all, remember that we would never want someone we care about to live a stressful, sad, difficult and stressful situation like cyberbullying.

If you have ever been a victim of cyberbullying or you still are, please remember to talk and share your experience with your family and friends: they will help you go through this. Don’t give up, just speak❤

Vacanze social // Social Holidays

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Il comico italiano Giovanni Vernia, diventato famoso grazie al suo personaggio del tamarro a Zelig, ha pubblicato recentemente sul suo canale Youtube un video che fa riflettere sull’uso dei social media durante il periodo estivo.

In particolare, il protagonista “conosce” una bellissima donna su Facebook e condivide con lei delle informazioni personali. Amicizia che porterà ad un epilogo inaspettato…

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Italian actor Giovanni Vernia, famous for his tacky guy character that he performed during a comic show, has recently published on his Youtube channel a video which really emphasizes the importance of not sharing personal information on social media, especially during Summer holidays.

In particular, the main character knows a beautiful woman through Facebook and shares with her some personal information This friendship will lead to an unexpected outcome…

(The video is in Italian, but I guess you got the goal of it😉 )

Un’infografica sul cyberbullismo // An infographic on Cyberbullying

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Sebbene i dati si riferiscano al 2012, questa rimane senz’altro un’interessante infografica sul cyberbullismo che aiuta a comprendere un po’ di più questo fenomeno sempre più in crescita.

Facebook è il primo luogo dove avvengono episodi di comportamenti violenti, dice quasi il 93% dei ragazzi, a cui quasi il 66% risponde al bullo mentre il 15% rinuncia ad andare a scuola. In tutto ciò c’è da dire che nella maggior parte dei casi il genitore è ignaro di cosa sia successo o stia accadendo al figlio: solo il 10% dei genitori sono consapevoli che i loro figli sono vittime di cyberbullismo.

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Even though these data are related to 2012, this infographic is still very important to understand cyberbullying a little bit more, which is sadly keeping on increasing every day. 

Facebook is the first place where cyberbullying occurs, says 93% of young people and 66% tells they respond to the bully while 15% avoid school. In addition, in most of the cases parents are uninformed about what their child is facing: only 10% of parents are aware that their child is a target of cyberbullying.

 

http://mashable.com/2012/08/24/children-cyberbullying/

Ecco perché è meglio non postare le foto dei figli su Facebook// This is why it is better not to share your children photos on Facebook

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È da un po’ di tempo che volevo scrivere questo post. So che non tutti la penseranno come me, ma ci terrei in ogni caso a dire il mio punto di vista sulla questione. Oggi quindi voglio riflettere sulla pubblicazione di foto dei propri figli su Facebook e online in generale. La premessa è che io non ho figli ma posso immaginare come ci si senta orgogliosi del proprio bambino, delle sue quotidiane conquiste, della sua crescita e come si voglia urlare al mondo la propria felicità dovuta a quella creatura che ha riempito le nostre giornate. Perciò voglio innanzitutto dire che questa che segue è la mia opinione personale ed ognuno è libero di fare e pensare come preferisce. È la mia prospettiva sulla questione che spero ognuno rispetti anche se può essere diverso da quello di altre persone.

Per prima cosa è da sottolineare che nel momento in cui accettiamo i termini e le condizioni d’uso di un social network (quelle pagine lunghissime che la maggior parte delle persone non legge neanche), stiamo dando a Facebook il diritto di riutilizzare tutto ciò che postiamo (immagini comprese!) a fini commerciali. Questo significa che una volta che condividiamo un’immagine, Facebook ne può fare ciò che vuole. E la stessa cosa accade ad esempio con Flickr, che è stato il sito scelto da Koppie Koppie per il suo esperimento sociale. Koppie Koppie è un’azienda nata dalla volontà di creare consapevolezza sulla privacy nell’era dei social media e per fare ciò utilizza foto caricate su Flickr ed etichettate come Creative Commons che permettono dunque il riutilizzo a fini commerciali e le inserisce su tazze che mette in vendita. Come è possibile notare dal sito alcune immagini sono state rimosse su richiesta, mentre la maggior parte sono ancora lì, molto probabilmente perché nessuno si è reso conto fin dove possa arrivare la foto del proprio figlio caricata online. Vi invito comunque a visitare il loro sito e specialmente la sezione “WTF” per comprendere meglio il progetto e, a mio avviso, la sua genialità per quanto riguarda l’impatto del messaggio che questa campagna vuole sottolineare. Tutto ciò è abbastanza inquietante, vero?

Ricordiamoci che questo è un esempio relativo a Flickr, ma cose di questo tipo sono assolutamente possibili anche con Facebook, Twitter e gli altri social media in generale. Nel momento in cui carichiamo un contenuto su Facebook, come già detto prima, il social network può farne l’uso che ne pare, tra cui dare le nostre informazioni a terzi perché noi accettando i termini e le condizioni di Facebook gli abbiamo dato il diritto di fare ciò. Abbiamo stretto un contratto con la compagnia che utilizzerà questo materiale nella maniera in cui si sentirà più libera di fare, per lo più all’interno di pubblicità e venderà le informazioni che ha ricavato. Dunque, pubblicando qualcosa su Facebook, diamo al social network il diritto di controllare quel contenuto.

Un’altra questione importante è costituita dalle impostazioni della privacy su Facebook. Sicuramente tutti sanno che è possibile modificare la privacy di ogni post e di ogni foto in modo tale che non tutti vedano ciò che pubblicate (non vorrete mica che il vostro capo veda cosa condividete!?), ma sia visibile solo ai vostri amici, ai vostri contatti. Anche qui, una volta che condividete la foto di vostro figlio, come fate ad essere certi che fra i vostri amici non si nasconda qualche losco individuo dal momento che nessuno conosce talmente bene i contatti su Facebook? Dovreste dunque avvisare anche i vostri conoscenti, parenti e amici di sistemare le impostazioni della privacy e pubblicare informazioni con cautela per proteggere i vostri ed i loro dati personali.

Per dimostrare come le informazioni caricate online possano sfuggire di mano, Sammy Roocroft, un’insegnante inglese, ha voluto dimostrare ai suo alunni delle elementari come un contenuto da noi condiviso possa arrivare dove mai avremmo pensato che arrivasse. Ha così inviato una foto su Snapchat che è stata poi pubblicata sul suo profilo Facebook con privacy pubblica. Nella foto l’insegnante invita chiunque veda l’immagine a commentarla e a dire da che parte del mondo sono. Il risultato è impressionante e vi invito a cliccare sull’immagine sottostante per leggere i commenti (ad oggi, 8 aprile 2015 il post sembra non essere più disponibile sul profilo dell’insegnante, n.d.b).

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E non finisce qui, perché l’insegnante afferma di aver visto la sua immagine manipolata completamente, con un testo totalmente differente. A proposito di ciò, un altro motivo per cui sarebbe meglio evitare di pubblicare foto e informazioni sui propri figli è di non rendere la vita facile a malintenzionati e pedofili. Si sa che la maggior parte delle volte purtroppo questo tipo di comportamenti sono svolti da persone vicine alla famiglia e avvengono in luoghi reali come ai giardini pubblici, tuttavia mettendo le informazioni online di come vostro figlio è fatto, in che scuola va e cosa gli piace potrebbe renderlo una facile preda di brutti personaggi, il tutto reso più facile dai servizi di geolocalizzazione. Infatti, come si legge sul blog di Hic Rhodus, La foto del bimbo che fa il bagnetto, della bimba col suo piccolo bikini sulla spiaggia, e così via, rappresentano poi una vera tentazione adescatrice per i pedofili, che al di là del potenziale rintracciamento proprio di vostro figlio o figlia utilizzano queste immagini come forma soft di ingresso nell’amicizia di altri potenziali pedofili o di ragazzini da adescare in Rete. Considerate anche che queste foto possono facilmente essere modificate e ritoccate e inserite in contesti morbosi. In più, penso che un elemento da non sottovalutare sia il dover un giorno giustificare ai propri figli il motivo per cui abbiamo condiviso la loro vita sul web e con potenziali sconosciuti.

Che reazione avreste voi a sapere che i vostri genitori hanno pubblicato vostre informazioni e vostre foto da quando siete nati fino ad un’età in cui ve ne siete potuti rendere conto, che non sapete che fine hanno fatto quelle immagini né che fine faranno, né in che mani andranno? Cosa diremo quindi ai nostri figli? Avremo in qualche modo violato la loro privacy. Da sempre. Cosa ne pensate? Condividete informazioni e foto dei vostri figli online oppure preferite tenerle per voi e e per la famiglia senza utilizzare i social media? Siete d’accordo oppure no con la mia prospettiva? Cosa fate per tutelare la sicurezza online dei vostri figli?

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I’ve been thinking about writing this post since a long time. I know that not everyone would agree with my opinion, but I truly want to say something about it. Then, I am going to talk about sharing photos of our children on Facebook and online in general. I do not have children but I think I can imagine how a proud parent could feel to see his/her children growing up and to conquer life day by day, and how a parent would love to scream to the world how happy and proud he/she is. Therefore, I am going to talk about my opinion of this topic and I hope everyone would respect that as I think all of us have the right to think and to act how they prefer to.

First, we have to say that once we accept the terms and conditions of a social network like Facebook, we are giving it the right to control every content we share for commercial reuse. That means that when we post something, Facebook can do whatever it wants with it. The same thing happens with websites like Flickr, which was chosen by the project Koppie Koppie for its social experiment. Koppie Koppie‘s goal is to raise awareness about privacy in the social media era and for doing that it just take photos of children in Flickr pages under Creative Commons license (which permits commercial reuse) and put them into mugs which are sold on Koppie Koppie’s website. It is possible to see that some of the images on the website have been removed; although, there are still a lot of them, maybe because no parents would have though that that cute pic of his daughter uploaded on his Flickr page would have ever been taken and used for such purpose. Please read the “WTF” section on the website and you will know better about this project and its (in my opinion) great message. All of this could be in some ways disturbing, don’t you think?

Remember that this is something happened with Flickr, but it is also possible with Facebook, Twitter, and the other social media in general. As I said before, once we upload something on a social network, Facebook can do whatever it wants with it, such as giving our information to other people because we have accepted its terms and conditions and by doing so, we have given it the right to control the content we share on Facebook. We have entered a contract with the company which is going to use that content in the best way it will consider useful for its purpose such as for advertising and it will probably sell all the information obtained. So, when we post something on social media, we are giving it the right to control that content.

Another important thing that has to be discussed is about Facebook privacy settings. You surely know that it is possible to change the privacy for every post and every image you share, so that you can share what you want people to see and you can decide which person can see your content (you don’t want your boss to see everything you post, right?). So, once you share something, how are you sure that every contact who is in your Facebook friends list is a good person and not a spiteful one? None of us know all of our Facebook friends as good as to trust them to share our children photos. Therefore, you should ask your acquaintances, family and friends to change their privacy settings and to post information carefully to protect your and their personal information as well.

English teacher Sammy Roocroft wanted to prove to her students in primary school how information posted online can get out of hand and that people that you would have never imagined happen to see it. The teacher sent a private picture on Snapchat and posted it later on her Facebook profile asking everyone who sees that image to share it and to comment the geographical place where they are seeing it. The outcome is impressive and I kindly invite you to click on the image below to see how many people have commented (and keep on doing it) and shared that image. (Today, April 8th 2015, the post is unfortunately no longer available on the teacher’s profile on Facebook).

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And there is more. Sammy Roo states that she has seen her image transformed and manipulated in a lot of ways that makes her look like a pedophile too. Regarding this, another reason not to share your children photos online is not to help pedophiles and spiteful people. We all know that things like this usually happen at the park and by people very close to the family, however, sharing information about how your child looks like, what school he/she attends, and what he/she likes, could transform him/her in a sitting duck of mean people, helped also by geolocalization services. Indeed, in Hic Rhodus blog you can read: “The photo of your child having a bath, or your daughter in a bikini at the beach, and so on, represent a real grooming temptation for pedophiles, that apart from the real soliciting of your children, they can use your children images to become other pedophiles’ friends or friends with innocent children to lure on the web. These photos are easy to modify and to be inserted in unhealthy and pathological contexts.” In addition, another thing not to underrate is that one day you will have to justify your behavior with your children: the reasons you have shared online all of their life with unknown people.

What reaction you will have if you get to know that your parents have shared your information and photos of you for all your life until you have been able to understand, without knowing where those images have gone, who has seen them and who else is going to see them? What are we going to say to our children? We would have been violating their privacy. Since forever.  What do you think about my perspective? Do you agree or you disagree with me? Do you share your children photos online or do you send them privately to your family and friends? What do you for your children’s online safety? You can find here the sources I used to write this post:

Soffri di FOMO? // Are you affected by FOMO?

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Michael Cross all’interno del libro “Social media security“, definisce l’acronimo FOMO come “fear of missing out” e si riferisce alla preoccupazione delle persone di perdersi interazioni sociali o eventi e quindi l’ansia di dover controllare tutto ciò che accade nei social network. È la paura di perdersi qualcosa di più importante che obbliga una persona ad interrompere l’attività che sta svolgendo perché quella successiva potrebbe essere migliore. Ironicamente, nel tentativo di connettersi con una persona, ci si scollega da un’altra.

Qui potete vedere un breve video di BuzzFeedYellow che spiega brevemente in cosa consiste la FOMO:

Dall’indagine del 2010 apparsa su Retrevo emergono dei dati allarmanti. Per quanto riguarda il business ad esempio, soffrire di FOMO può danneggiare il lavoro: infatti, l’11% del campione sopra ai 25 anni, e il 22% di quello sotto ai 25 anni non si fa problemi a rispondere ad un messaggio durante un meeting di lavoro e dunque è comprensibile come la FOMO possa influire negativamente sulla produttività lavorativa.

La FOMO diventa un problema serio quando la vita online influisce sulla vita sociale reale. Del campione studiato, il 12% al di sopra dei 25 anni ed il 24% di quelli sotto ai 25 anni affermano che non dà loro fastidio essere interrotti mentre sono al bagno, al 32% non importa essere disturbati durante il pasto dando così più attenzione ai dispositivi tecnologici rispetto alle persone con cui stanno condividendo il pasto, ed infine il dato più inquietante è che il 7% si fermerebbe durante un rapporto sessuale per rispondere ad un messaggio.

Inoltre, dalla ricerca emerge che il 48% controlla o aggiorna i propri status su Facebook o Twitter durante la notte o appena svegli con il 56% che sente il bisogno di controllare Facebook almeno una volta al giorno. In particolare, i giovani sotto ai 25 anni sono più predisposti a ciò, con il 18% che controlla e posta sui social media ancora prima di essersi alzati dal letto (Michael Cross, Social media security, Syngress 2014). Per gli adolescenti infine c’è anche il pericolo di un controllo esagerato del proprio corpo e della propria immagine che li porta ad avere una fame di “like” e consensi per l’autostima personale. Ricordiamo che questi dati si riferiscono al 2010, quindi ben cinque anni fa. Chissà oggi com’è la situazione…

Vi presento inoltre l’interessantissimo discorso di Bobby Mook in cui parla di FOMO ad un evento TEDx e penso sia un intervento assolutamente coinvolgente e sorprendente e che faccia molto riflettere.

Mi hanno colpita in particolare alcune cose che ha detto:

“La paura di non sapere non ci scollega solo dalle persone ma ci impedisce anche di goderci il momento presente e di raggiungere i nostri obiettivi”.

“La ragione per cui viviamo la FOMO è dovuto al nostro sforzo di rispondere a domande basilari. Sarò ricordato? Qualcosa che farò verrà ricordato da qualcuno? Qualcuno mi ama? La mia famiglia mi ama? I miei amici mi amano? Merito di essere amato? […] Sono importante? […] Questa è la causa della FOMO. La FOMO è il nostro allarme naturale che possiamo utilizzare per prendere delle decisioni migliori.

Cosa ne pensate? Siete d’accordo con ciò che afferma Booby Mook?

Infine, a questo link potete scoprire se soffrite o meno di FOMO.

Cosa pensate della FOMO? Ne soffrite? O ne soffrono dei vostri amici? Ditemelo nei commenti!🙂

// English version

Michael Cross‘ book “Social media security” talks about FOMO as an acronym which stands for “fear of missing out“, people’s apprehension to miss social events or interactions which results in having anxiety because of the need to have control of everything that happens on social network. It’s the fear of missing something more important than what you are doing which compels a person to stop one activity because the next one could be better. “Ironically, in trying to connect with one person, you’re disconnecting from another”.

In this BuzzFeedYellow video you can watch what means to be affected by FOMO:

Retrevo research of 2010 highlights alarming data. Being affected by FOMO can decrease work productivity: 11% of people over 25 years old and 22% under 25 don’t mind answering a text message during a meeting. It’s very clear then how FOMO can affect work perfomance and productivity.

In addition, FOMO becomes a serious problem when your online life influences your real social life. In fact, 12% of people over 25 years old and 24% of people under 25, don’t bother being interrupted while at the bathroom, 32% don’t care about using phone while sharing a meal with family or friends, and the most disturbing data is that 7% of people will interrupt sex for reading a text or answering the phone.

Besides, from the research emerges that 48% of the people check or update their Facebook or Twitter status during the night or as soon as they woke up, with 56% needing to check Facebook at least once a day. In details, young people under 25 years old are more likely to do that, as the 18% check and update their status before even getting out of bed (Michael Cross, Social media security, Syngress 2014). In addition, there is a danger for young people which consists in an exaggerated body and self-image control which lead them to be hungry of “likes” and success for a greater self-esteem.

Here you can find a very interesting speech presented by Bobby Mook at a TEDx event, in which he talks about FOMO. I believe his speech is absolutely engaging and it makes really reason out about this topic.

I have liked some things he said, such as:

“The fear of missing out not only disconnects us from people but it keeps us from enjoying the present moment and it impedes achieving our goals.”

“The reason that we experience fear of missing out is our struggle to answer essential questions. Will I be remembered? Will anything I accomplish be important to anyone? Am I loved? Does my family love me? Do my friends love me? Am I worth loving? […] Am I significant? […] That’s the cause of fear of missing out. FOMO is our natural alarm and we can use it to make better decisions”.

What do you think about FOMO? Do you agree with Bobby Mook?

If you want to know if you are affected by FOMO, you can take a test here.

Facebook ed il tentativo di prevenire i suicidi // Facebook is trying to prevent suicide

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Ogni giorno usiamo i social media per esprimere le nostre emozioni ed i nostri pensieri, siano essi positivi o negativi, come ad esempio si tratta di persone che sono vittime di molestie, minacce, bullismo e cyberbullismo. È purtroppo dunque capitato che alcune persone abbiamo lasciato un messaggio d’addio su Facebook per annunciare il proprio suicidio, e tale azienda si è quindi chiesta cosa si può fare per evitare che ciò accada, come si può aiutare una persona in difficoltà partendo dagli utenti stessi e dunque dalla cerchia di amicizie, fino a richiedere l’aiuto di persone esperte.

Questa nuova funzionalità è disponibile al 50% degli utenti americani da mercoledì e diventerà possibile utilizzarla nei prossimi mesi per il resto della popolazione USA.

In che cosa consiste questo strumento di Facebook? Lavorando insieme a organizzazioni per la salute mentale come Forefront, Now Matters Now, the National Suicide Prevention Lifeline, Save.org e altre, il social network si è impegnato nel capire come reagire di fronte a questo tipo di situazione e che tipo di linguaggio utilizzare dando vita a questa nuova possibilità di segnalazione di un aggiornamento con contenuti di atti suicidi.

Come funziona? Quanto l’utente leggerà un post di un amico che può indicare la minaccia di suicidio, questo può cliccare sull’icona del post “Report post” in modo tale da far sì che Facebook analizzi il suo contenuto. L’autore dell’aggiornamento verrà così contattato da Facebook e gli apparirà sullo schermo (sia mobile che da pc) questa finestra:

Solo l’utente può vedere questo pop-up e tutto ciò che segue.

La persona in difficoltà può dunque decidere se parlare con qualcuno, un amico o un esperto oppure ricevere consigli. In particolare, se la persona decide di voler parlare con qualcuno, gli verrà data la possibilità di chiamare o mandare un messaggio all’amico oppure di contattare la linea telefonica d’aiuto in caso di suicidio. È presente anche una sezione dove sono presenti dei suggerimenti di attività rilassanti da fare, come cucinare, disegnare, fare una passeggiata o andare in biblioteca. Inoltre, è possibile contattare un esperto di auto-aiuto.

È dal 2011 che Facebook si impegna nel prevenire i suicidi, ma il metodo finora utilizzato è decisamente macchinoso rispetto a questa novità. Infatti l’utente deve andare nella pagina di segnalazione di contenuti che fanno riferimento ad atti suicidi e si deve immettere l’URL di riferimento o caricare uno screenshot. L’opportunità di segnalare la probabilità di rischio di suicidio direttamente dal post diventa essenziale dal momento in cui un veloce e pronto intervento può cambiare la vita di una persona. 

Cosa ne pensate di questa funzionalità? Può davvero salvare delle vite secondo voi?

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Everyday we share our thoughts and our emotions on social media, both good and bad news, such as people who are victims of harassment, bullying and cyberbullying do. Sadly, it has happened in the past that people have written their goodbye message on Facebook before committing suicide and this is the reason why this social network has asked itself what people can do for preventing this to happen, how can we help someone making him/her talk to his/her friends or with an expert?

This is the idea behind this new Facebook tool which is available for just the 50% of American population and it will be open to the rest of the country in the next few months.

With the help of organizations such as Forefront, Now Matters Now, the National Suicide Prevention Lifeline, Save.org, and more, Facebook has been focusing on understanding how to deal with this kind of situation and what kind of language would have been helpful to use, creating this new tool for suicide prevention.

How does it work? So, whenever someone reads an update by a friend which is alarming, this user can report this post to Facebook that will review it. In the meantime, the author of the update will get on his/her mobile/computer a popup:

The user is the only person who will see this post and everything that follows.

The user can decide among several options, such as talking to someone as a friend by texting him or calling him, or speaking with an expert for getting support and tips. In addition, there is the possibility to do some relaxing activities as well, namely baking, drawing, going for a walk or visiting the library. Besides, the user can also contact a self-care expert.

It is not the first time that Facebook is into suicide prevention. As a matter of fact, it has been possible to report potentially suicidal content since 2011 which however is a more complicated and long process than this new released possibility. In fact, the user has to enter the URL of the post or to upload a screenshot. Therefore, it is very easy to see how this new tool could be more effective and faster to report suicidal content, and velocity is everything when we are talking about saving lives. 

What do you think about this new Facebook functionality? Could it be really effective on preventing suicide?

Credits: http://mashable.com/2015/02/26/facebook-suicide-tools/http://www.huffingtonpost.com/2015/02/25/facebook-suicide-prevention_n_6754106.htmlhttp://www.cbsnews.com/news/facebook-rolling-out-suicide-prevention-tool/

Le ho detto che ero un pitbull// I told her I was a pitbull

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Fate attenzione: ognuno sul web può essere chi vuole. Non sempre tutti sono onesti e rivelano in chat la loro reale identità: c’è chi lo fa per gioco, chi lo fa perché sul web e dietro al computer “è permesso” di poter essere qualcuno di diverso da sé stessi e chi purtroppo lo fa per raggirare adulti e i più giovani.

Non fidatevi perciò delle persone incontrate sul web perché la persona con cui state chattando potrebbe essere in realtà molto diversa. E lo stesso Facebook stima che tra il 5% e l’11% dei profili che si trovano sul social media sono dei profili falsi . Di questo tema se ne è occupato il programma Catfish, di cui potete trovare alcune informazioni qui.

Quindi quando chattate con qualcuno che non conoscete personalmente è sempre meglio avere un po’ di diffidenza: non rivelate informazioni personali, non condividete dettagli bancari (!) e soprattutto non esponete né voi né tantomeno i vostri figli a qualcuno che non conoscete. E se doveste avere dei dubbi seri, se succedono cose pericolose, come minacce, richieste di coordinate bancarie, prestiti di soldi o peggio, non esitate a contattare la Polizia Postale.

Il web è di tutti e va vissuto liberamente rispettando sempre gli altri, la loro identità e la loro privacy. Penso dunque che bisognerebbe rimanere se stessi e presentarsi come tali, sempre ovviamente preservando la propria privacy online.

Vi è mai successo di incontrare qualcuno online? Come si è evoluta la relazione? Cosa è successo? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti.

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Be careful while surfing the Internet. Not everybody shares their real identity online: as a matter of fact, there are some people that use fictitious identities. Why? Some people do it just for fun, some other just for being someone different than themselves, and some others for misleading adults and young people as well.

However, do not trust people that you meet online as the person you are chatting with could be really different in the real world and very diverse from what he/she is saying to you. For instance, Facebook estimates that between 5% and 11% of the profiles on the network are actually fake. There is also a TV program who is focused on this topic which is called Catfish and which you can read about here.

So, whenever you chat or talk with someone who you do not know in person or that you have never seen in the real world be careful and do not trust them. Do not share personal information, your bank account, or personal information of your children. And if you ever had some serious problem with someone who you talk on the Internet, like threats, loan requests or other dangerous things, please do not hesitate on contacting someone that can and will help you as the police.

I strongly believe that the Internet is for everyone and everyone has to respect other people and their online privacy. Therefore, I think that all of us have to be themselves and to use their real name, always remembering to protect our online (and offline) privacy.

Have you ever met someone online? How has it been? What has happened? Please feel free to share your experience in the comments below.

Smettetela di mettere le foto dei bambini su Facebook

Concordo a pieno con questa prospettiva. Proteggiamo la privacy dei nostri figli.

Hic Rhodus

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C’è un problema che giudico importante e riguarda i bambini: la loro privacy che genitori orgogliosi violano continuamente riempiendo la bacheca Facebook (ma il discorso vale anche per Instagram e un po’ tutti i social) dei visi gioiosi dei loro pargoletti. NON VA BENE. Ci sono pochi e precisi motivi per i quali non va bene: il problema della privacy e quello della sicurezza personale dei bambini. Non solo infatti – primo problema – i bambini si troveranno una massa di loro informazioni personali che una volta divenuti adulti potrebbero aspramente rinfacciarvi ma – secondo e assai più grave problema – le foto e le informazioni dei bambini su Internet sono una ghiotta fonte di approvvigionamento di foto da parte di pedofili e malintenzionati.

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Coca-Cola e un internet più felice #MakeItHappy // Coca-Cola and a happier Internet #MakeItHappy

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Domenica 1 Febbraio l’America si è fermata per l’evento dell’anno: il Superbowl, ovvero la finale di football della NFL, National Football League. Oltre ad essere una se non LA partita più seguita dell’anno, il Superbowl è famoso anche per le aziende che hanno comprato lo spazio in tv (4 milioni di dollari per 30 secondi di spot) che devono sfruttare il poco tempo che hanno per impressionare gli spettatori e coinvolgerli al massimo. Alcuni studi hanno infatti confermato che il 50% degli spettatori si sintonizza sulla partita solo per guardare gli spot pubblicitari. Queste pubblicità sono talmente seguite dagli americani che prestano loro molta attenzione, commentandole a voce e ovviamente sul web. È la prima volta che mi è capitato di sentire una persona dire: “Silenzio che non sento la pubblicità!”.

Anche quest’anno sono comparse pubblicità più o meno belle, coinvolgenti, interessanti, ma anche quelle brutte e poco ad effetto hanno avuto il loro spazio (per cui hanno pagato molto). Tuttavia fra queste c’è uno spot in particolare che ho apprezzato molto e di cui il tema mi ha sorpreso che abbia avuto spazio in televisione: quello di Coca-Cola.

Sono stata davvero felice di vedere un potente brand come Coca-Cola parlare di un tema quotidiano come il cyberbullismo. Sappiamo che il marchio è “orientato alla felicità” già da un po’ di anni, ma ho trovato assolutamente innovativo e formativo che abbiano utilizzato un tema delicato come la violenza sul web per trattarlo.

La ricerca relativa al cyberbullismo del 2013 dell’organizzazione inglese Ditch the Label che potete trovare qui, ha sottolineato come 7 giovani su 10 sono vittime di cyberbullismo, il 20% del campione (10 mila individui tra i 13 ed i 22 anni) soffre di episodi di cyberbullismo ogni giorno, il 54% dei giovani afferma che il luogo dove sono avvenuti episodi di questo tipo è Facebook e questo social network insieme a Twitter e a Ask.com sono i posti dove è più probabile che avvengano vicende di bullismo online. Infine, la ricerca sottolinea un dato allarmante: il cyberbullismo ha avuto effetti negativi sull’autostima e sulla vita sociale di più del 70% delle giovani vittime.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E così grazie a http://www.gomakeithappy.com/ è possibile rendere il web più felice aderendo alla campagna #MakeItHappy del brand. Come ho già detto, il fatto che un grande marchio come Coca-Cola sensibilizzi e crei consapevolezza sul tema del cyberbullismo mi ha conquistata perché una campagna di questo tipo può davvero aiutare a migliorare la situazione, a pensare due volte prima di pubblicare qualcosa, grazie ad esempio a ReThink (software che chiede una conferma relativamente alla pubblicazione o meno di un post nel caso in cui questo possa danneggiare qualcuno),  ed infine utilizzando il messaggio che internet è un luogo per tutti e che può essere un luogo felice.

La campagna di Coca-Cola può dare un messaggio positivo, può portare ad un cambiamento, può rendere il web un luogo più sereno dove le persone si incontrano e si vengono incontro.

In ultimo vi presento il video di Kid President (perché anche i bambini hanno una voce!), ovvero il bambino più felice e inspirational del web, che ha aderito a #MakeItHappy:

Cosa ne pensate della campagna di Coca-Cola? Può essere un messaggio efficace contro il cyberbullismo? Può aiutare i ragazzi a comprendere l’uso appropriato di internet?

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On February 1st, every American was looking at the tv for the event of the year: the Superbowl. This event is very famous not only because football is the number one sport in USA but also because companies buy space for their commercial during the game, which cost 4 million $ for 30 seconds of video. So, organizations have to take advantage of the attention that their videos get and make them as much attractive as they can. In addition, some studies revealed that 50% of the Superbowl audience watch the game just for watching the commercial. As a matter of fact, it was the first time that I heard someone saying: “Shut up everybody! I can’t listen to the commercials!”.

So, this year we have seen a lot of commercials: some of them were really engaging, others were brilliant, and some others were sad and with a shocking ending. However, I have really appreciated one of them because of the topic which is not very common to be talked about during a commercial: the Coca-Cola video.

I have been really impressed and happy to see a big and powerful brand as Coca-Cola talking about cyberbullying. This brand has been focusing on happiness for some years now, but I found this ad really innovative and educational as it is about a topic which is something that happens in our daily lives.

Ditch The Label research of 2013 about cyberbullying revealed that 7 in 10 young people are victims of cyberbullying, 20% of young people are experiencing extreme cyberbullying on a daily basis (between 13 and 22 years old), 54% of people using Facebook reported that they have experienced cyberbullying on the network, and this social media, Twitter, and Ask.com are the most likely website where cyberbullying occurs. Finally, cyberbullying has negative consequences upon the self-esteem and on social lives of up to  70% of young people. I believe that these data are extremely disturbing.

Fonte: http://www.ditchthelabel.org/annual-cyber-bullying-survey-cyber-bullying-statistics/

Hence, thanks to http://www.gomakeithappy.com/, it is possible to make the Internet happier by enjoying Coca-Cola campaign #MakeItHappy. As I wrote before, I really fell in love with this ad as it is a big brand like Coca-Cola that raise awareness about this difficult topic, because I think that something like this could really improve the situation and could have positive effects and make people more aware about cyberbullying. For instance, it could help by saying to the people to think at least twice before posting something on the web, as the software Rethink does, and by saying that the Internet is a place for everyone, where everyone deserves to be happy. 

I strongly believe that this Coca-Cola campaign could really help changing the situation by giving a positive message of change and to think about the web as place where people can meet peacefully, bond, and empathize with other individuals. 

Finally, here’s a video by Kid President, the happiest and most inspirational kid of the Internet, who talks about #MakeItHappy:

What do you think about Coca-Cola commercial? Could it be an effective way to fight cyberbullying and to raise awareness about it? Could it help kids and young people to learn an appropriate usage of the Internet?