Ecco perché è meglio non postare le foto dei figli su Facebook// This is why it is better not to share your children photos on Facebook

// Scroll down for the English version 

È da un po’ di tempo che volevo scrivere questo post. So che non tutti la penseranno come me, ma ci terrei in ogni caso a dire il mio punto di vista sulla questione. Oggi quindi voglio riflettere sulla pubblicazione di foto dei propri figli su Facebook e online in generale. La premessa è che io non ho figli ma posso immaginare come ci si senta orgogliosi del proprio bambino, delle sue quotidiane conquiste, della sua crescita e come si voglia urlare al mondo la propria felicità dovuta a quella creatura che ha riempito le nostre giornate. Perciò voglio innanzitutto dire che questa che segue è la mia opinione personale ed ognuno è libero di fare e pensare come preferisce. È la mia prospettiva sulla questione che spero ognuno rispetti anche se può essere diverso da quello di altre persone.

Per prima cosa è da sottolineare che nel momento in cui accettiamo i termini e le condizioni d’uso di un social network (quelle pagine lunghissime che la maggior parte delle persone non legge neanche), stiamo dando a Facebook il diritto di riutilizzare tutto ciò che postiamo (immagini comprese!) a fini commerciali. Questo significa che una volta che condividiamo un’immagine, Facebook ne può fare ciò che vuole. E la stessa cosa accade ad esempio con Flickr, che è stato il sito scelto da Koppie Koppie per il suo esperimento sociale. Koppie Koppie è un’azienda nata dalla volontà di creare consapevolezza sulla privacy nell’era dei social media e per fare ciò utilizza foto caricate su Flickr ed etichettate come Creative Commons che permettono dunque il riutilizzo a fini commerciali e le inserisce su tazze che mette in vendita. Come è possibile notare dal sito alcune immagini sono state rimosse su richiesta, mentre la maggior parte sono ancora lì, molto probabilmente perché nessuno si è reso conto fin dove possa arrivare la foto del proprio figlio caricata online. Vi invito comunque a visitare il loro sito e specialmente la sezione “WTF” per comprendere meglio il progetto e, a mio avviso, la sua genialità per quanto riguarda l’impatto del messaggio che questa campagna vuole sottolineare. Tutto ciò è abbastanza inquietante, vero?

Ricordiamoci che questo è un esempio relativo a Flickr, ma cose di questo tipo sono assolutamente possibili anche con Facebook, Twitter e gli altri social media in generale. Nel momento in cui carichiamo un contenuto su Facebook, come già detto prima, il social network può farne l’uso che ne pare, tra cui dare le nostre informazioni a terzi perché noi accettando i termini e le condizioni di Facebook gli abbiamo dato il diritto di fare ciò. Abbiamo stretto un contratto con la compagnia che utilizzerà questo materiale nella maniera in cui si sentirà più libera di fare, per lo più all’interno di pubblicità e venderà le informazioni che ha ricavato. Dunque, pubblicando qualcosa su Facebook, diamo al social network il diritto di controllare quel contenuto.

Un’altra questione importante è costituita dalle impostazioni della privacy su Facebook. Sicuramente tutti sanno che è possibile modificare la privacy di ogni post e di ogni foto in modo tale che non tutti vedano ciò che pubblicate (non vorrete mica che il vostro capo veda cosa condividete!?), ma sia visibile solo ai vostri amici, ai vostri contatti. Anche qui, una volta che condividete la foto di vostro figlio, come fate ad essere certi che fra i vostri amici non si nasconda qualche losco individuo dal momento che nessuno conosce talmente bene i contatti su Facebook? Dovreste dunque avvisare anche i vostri conoscenti, parenti e amici di sistemare le impostazioni della privacy e pubblicare informazioni con cautela per proteggere i vostri ed i loro dati personali.

Per dimostrare come le informazioni caricate online possano sfuggire di mano, Sammy Roocroft, un’insegnante inglese, ha voluto dimostrare ai suo alunni delle elementari come un contenuto da noi condiviso possa arrivare dove mai avremmo pensato che arrivasse. Ha così inviato una foto su Snapchat che è stata poi pubblicata sul suo profilo Facebook con privacy pubblica. Nella foto l’insegnante invita chiunque veda l’immagine a commentarla e a dire da che parte del mondo sono. Il risultato è impressionante e vi invito a cliccare sull’immagine sottostante per leggere i commenti (ad oggi, 8 aprile 2015 il post sembra non essere più disponibile sul profilo dell’insegnante, n.d.b).

Schermata 2015-04-08 alle 11.17.59

E non finisce qui, perché l’insegnante afferma di aver visto la sua immagine manipolata completamente, con un testo totalmente differente. A proposito di ciò, un altro motivo per cui sarebbe meglio evitare di pubblicare foto e informazioni sui propri figli è di non rendere la vita facile a malintenzionati e pedofili. Si sa che la maggior parte delle volte purtroppo questo tipo di comportamenti sono svolti da persone vicine alla famiglia e avvengono in luoghi reali come ai giardini pubblici, tuttavia mettendo le informazioni online di come vostro figlio è fatto, in che scuola va e cosa gli piace potrebbe renderlo una facile preda di brutti personaggi, il tutto reso più facile dai servizi di geolocalizzazione. Infatti, come si legge sul blog di Hic Rhodus, La foto del bimbo che fa il bagnetto, della bimba col suo piccolo bikini sulla spiaggia, e così via, rappresentano poi una vera tentazione adescatrice per i pedofili, che al di là del potenziale rintracciamento proprio di vostro figlio o figlia utilizzano queste immagini come forma soft di ingresso nell’amicizia di altri potenziali pedofili o di ragazzini da adescare in Rete. Considerate anche che queste foto possono facilmente essere modificate e ritoccate e inserite in contesti morbosi. In più, penso che un elemento da non sottovalutare sia il dover un giorno giustificare ai propri figli il motivo per cui abbiamo condiviso la loro vita sul web e con potenziali sconosciuti.

Che reazione avreste voi a sapere che i vostri genitori hanno pubblicato vostre informazioni e vostre foto da quando siete nati fino ad un’età in cui ve ne siete potuti rendere conto, che non sapete che fine hanno fatto quelle immagini né che fine faranno, né in che mani andranno? Cosa diremo quindi ai nostri figli? Avremo in qualche modo violato la loro privacy. Da sempre. Cosa ne pensate? Condividete informazioni e foto dei vostri figli online oppure preferite tenerle per voi e e per la famiglia senza utilizzare i social media? Siete d’accordo oppure no con la mia prospettiva? Cosa fate per tutelare la sicurezza online dei vostri figli?

Schermata 2015-03-16 alle 19.38.26

// English version

I’ve been thinking about writing this post since a long time. I know that not everyone would agree with my opinion, but I truly want to say something about it. Then, I am going to talk about sharing photos of our children on Facebook and online in general. I do not have children but I think I can imagine how a proud parent could feel to see his/her children growing up and to conquer life day by day, and how a parent would love to scream to the world how happy and proud he/she is. Therefore, I am going to talk about my opinion of this topic and I hope everyone would respect that as I think all of us have the right to think and to act how they prefer to.

First, we have to say that once we accept the terms and conditions of a social network like Facebook, we are giving it the right to control every content we share for commercial reuse. That means that when we post something, Facebook can do whatever it wants with it. The same thing happens with websites like Flickr, which was chosen by the project Koppie Koppie for its social experiment. Koppie Koppie‘s goal is to raise awareness about privacy in the social media era and for doing that it just take photos of children in Flickr pages under Creative Commons license (which permits commercial reuse) and put them into mugs which are sold on Koppie Koppie’s website. It is possible to see that some of the images on the website have been removed; although, there are still a lot of them, maybe because no parents would have though that that cute pic of his daughter uploaded on his Flickr page would have ever been taken and used for such purpose. Please read the “WTF” section on the website and you will know better about this project and its (in my opinion) great message. All of this could be in some ways disturbing, don’t you think?

Remember that this is something happened with Flickr, but it is also possible with Facebook, Twitter, and the other social media in general. As I said before, once we upload something on a social network, Facebook can do whatever it wants with it, such as giving our information to other people because we have accepted its terms and conditions and by doing so, we have given it the right to control the content we share on Facebook. We have entered a contract with the company which is going to use that content in the best way it will consider useful for its purpose such as for advertising and it will probably sell all the information obtained. So, when we post something on social media, we are giving it the right to control that content.

Another important thing that has to be discussed is about Facebook privacy settings. You surely know that it is possible to change the privacy for every post and every image you share, so that you can share what you want people to see and you can decide which person can see your content (you don’t want your boss to see everything you post, right?). So, once you share something, how are you sure that every contact who is in your Facebook friends list is a good person and not a spiteful one? None of us know all of our Facebook friends as good as to trust them to share our children photos. Therefore, you should ask your acquaintances, family and friends to change their privacy settings and to post information carefully to protect your and their personal information as well.

English teacher Sammy Roocroft wanted to prove to her students in primary school how information posted online can get out of hand and that people that you would have never imagined happen to see it. The teacher sent a private picture on Snapchat and posted it later on her Facebook profile asking everyone who sees that image to share it and to comment the geographical place where they are seeing it. The outcome is impressive and I kindly invite you to click on the image below to see how many people have commented (and keep on doing it) and shared that image. (Today, April 8th 2015, the post is unfortunately no longer available on the teacher’s profile on Facebook).

Schermata 2015-04-08 alle 11.17.59

And there is more. Sammy Roo states that she has seen her image transformed and manipulated in a lot of ways that makes her look like a pedophile too. Regarding this, another reason not to share your children photos online is not to help pedophiles and spiteful people. We all know that things like this usually happen at the park and by people very close to the family, however, sharing information about how your child looks like, what school he/she attends, and what he/she likes, could transform him/her in a sitting duck of mean people, helped also by geolocalization services. Indeed, in Hic Rhodus blog you can read: “The photo of your child having a bath, or your daughter in a bikini at the beach, and so on, represent a real grooming temptation for pedophiles, that apart from the real soliciting of your children, they can use your children images to become other pedophiles’ friends or friends with innocent children to lure on the web. These photos are easy to modify and to be inserted in unhealthy and pathological contexts.” In addition, another thing not to underrate is that one day you will have to justify your behavior with your children: the reasons you have shared online all of their life with unknown people.

What reaction you will have if you get to know that your parents have shared your information and photos of you for all your life until you have been able to understand, without knowing where those images have gone, who has seen them and who else is going to see them? What are we going to say to our children? We would have been violating their privacy. Since forever.  What do you think about my perspective? Do you agree or you disagree with me? Do you share your children photos online or do you send them privately to your family and friends? What do you for your children’s online safety? You can find here the sources I used to write this post:

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s